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Periodo Preunitario
Sezione III ARCHIVIO DELLA COMUNITA'  1814 - 1865

III DELIBERAZIONI MAGISTRALI E CONSILIARI
Com'è noto, in virtù del motuproprio del 26 maggio 1774 ogni comunità del contado fiorentino fu retta da un Consiglio generale e da una Magistratura composta di un gonfaloniere e di più rappresentanti chiamati priori. Passata la dominazione francese in Toscana, la legge 16 settembre 1816 introdusse notevoli modificazioni «ispirate da un concetto di ingerenza del potere esecutivo, che anteriormente era rimasta totalmente estranea alla scelta degli amministratori comunali» (C. Schupfeb, I precedenti storici del diritto amministrativo vigente in Italia. Organizzazione amministrativa degli stati italiani avanti l'unificazione legislativa, in Primo trattato completo di diritto amministrativo italiano a cura di V. E. Orlando, vol. I, Milano [1897], p. 1175). Si raddoppiò il limite minimo di imposta necessaria alla eleggibilità alle cariche dell'organo esecutivo, si raddoppiò inoltre il numero dei priori estratti a sorte affinchè il soprassindaco potesse operarne la scelta e, soprattutto, venne riservata al sovrano su proposta del soprassindaco la nomina del gonfaloniere. Per la comunità di Montemurlo venne previsto un Magistrato composto di un gonfaloniere e di due priori, ed un consiglio generale di cinque consiglieri, di cui tre per il popolo di Montemurlo e due per quello di Albiano. I gonfalonieri eletti risultarono i seguenti: Carlo di Giovanni Villani (1814-1822); Francesco Guicciardini (1823); senatore Giuliano Gianni Mannucci già Leonetti *1 facente funzione (1823); Francesco Guicciardini (1824-1828); Giuseppe Pacchiani *2 (1829); conte Giovan Battista Capponi (agosto 1829-1837); cap. dott. Cesare Pacchiani *3 (1838-1843); dott. Benedetto Lecconi *4 (1843- 1848); Alessandro Pacchiani *5 (1849-1850); Benedetto Cecconi (1851-1855); Alessandro Pacchiani (1855- 1859); conte Guglielmo de Pazzi *6 (1860-1864). La Magistratura era l'organo esecutivo del comune ed aveva pertanto «funzioni assai più estese della nostra Giunta comunale» (Schupfer, I precedenti..., cit., p. 1176. I priori erano scelti dall'autorità centrale fra i nomi dei proprietari di beni stabili che aggiungevano una determinata quota d'imposta; duravano in carica due anni ed erano rinnovati per metà ogni anno. Alla Magistratura competeva la nomina del camarlingo, l'approvazione dei bilanci e la facoltà di deliberare sulle materie estranee al Consiglio. L'ufficio del gonfaloniere era gratuito, anche se era prevista un'indennità a titolo di spese; durava in carica tre anni ed era riconfermabile. Capo della magistratura, il gonfaloniere partecipava all'amministrazione della comunità, vigilava sulle strade, ordinava i lavori urgenti, sospendeva gl'impiegati. Rappresentante del potere centrale, ispezionava l'amministrazione finanziaria della comunità e poteva sospendere le deliberazioni della Magistratura. Aveva infine compiti di polizia interna. In seguito alla promulgazione dello Statuto, con decreto 20 novembre 1849 si provvide a riformare l'ordinamento delle amministrazioni delle comunità nel senso di concedere loro «una larga autonomia» (cfr. a questo proposito, ibid. pp. 1178-1181 e G. Pansini, Gli ordinamenti comunali in Toscana dal 1849 al 1853, «Rassegna storica toscana», II (1956), pp. 33-75. Circa le disposizioni legislative riguardanti il Magistrato e il Consiglio delle comunità, si veda, in generale, il Repertorio del dritto patrio toscano vigente ossia spoglio alfabetico e letterale delle più interessanti disposizioni legislative veglianti nel Granducato in materie tanto civili che amministrative con la sommaria indicazione della statistica delle diverse comunità della Toscana, II edizione, t. III, Firenze 1836, pp. 5-25. Utili confronti storici sono contenuti nel Memoriale alfabetico ragionato della legislazione toscana dalla prima epoca del principato fino al presente secondo lo stato della medesima a tutto l'anno 1819, t. 2, Colle 1820 *2 (con un Supplemento a tutto l'anno 1832, Firenze 1833). Per quanto riguarda l'aspetto archivistico, osserviamo che anche nella comunità di Montemurlo fu seguito l'uso di riportare le deliberazioni del magistrato e del Consiglio in uno stesso registro. Le modificazioni apportare dal regolamento comunale del 1849 provocarono tuttavia un temporaneo sdoppiamento della serie iniziale nelle sottoserie distinte dei protocolli delle deliberazioni del Consiglio e di quelli delle deliberazioni del Collegio dei priori. Si ricorda, infine, che i registri delle deliberazioni dovevano essere redatti dal cancelliere in doppio originale, uno dei quali era destinato al gonfaloniere e l'altro si conservava presso la cancelleria comunitativa.

[Notazione]

SottoSerie (totale 5)

*1 Per notizie biografiche su questo personaggio pratese vissuto dal 1758 al 1832, cfr. [C. Guasti], Bibliografia pratese compilata per un da Prato, Prato 1844, pp. 173-174. Le sue carte sono conservate presso l'ASF, Archivio Gianni Mannucci già Legnetti. *2 Giuseppe Pacchiani, figlio di Giovacchino — colui che aveva iniziata con Vincenzo Mazzoni la fabbricazione in Prato dei berretti rossi per i turchi, detti alla levantina — si distinse fin da giovane per la sua intraprendenza industriale con la creazione di uno stabilimento laniero destinato ad avere notevole successo. Cfr. L. MAZZONI, Vincenzo Mazzoni (1740-1820) e la fabbrica dei berretti alla levantina, «Archivio storico pratese», XII (1934), pp. 49-59; E. Bruzzi, L'arte della lana in Prato. Monografia storica. Prato 1920, pp. 89-92. *3 Figlio di Giuseppe, ne continuò l'attività industriale nel settore tessile. Socio della Cassa di risparmio di Prato fin dal 1830, vi rivestì anche la carica di sindaco revisore. Cfr. F. de Feo - A. Giuseppucci, La Cassa di risparmi e depositi di Prato dalla costituzione all'autonomia, 1830-Ì883, Prato 1980, p. 202. *4 Benedetto Cecconi (1773-1855), avvocato, fu direttore della Cassa di risparmi e depositi di Prato dal 1843 al 1855. Cfr. ibid., p. 198. *5 Nato nel 1798, fu uno dei maggiori fabbricanti di panni e berretti attorno alla metà dell'Ottocento. Consigliere della Cassa di risparmi e depositi di Prato dal 1846 al 1848, ricoprì diverse cariche nella Magistratura pratese, compresa quella di gonfaloniere al momento del plebiscito nel 1860. *6 Nato a Firenze nel 1827, fu eletto deputato all'assemblea toscana del 1859 e per quattro volte deputato al Parlamento durante l'VIII e dall'XI alla XIII legislatura. Venne anche eletto sindaco di Prato e consigliere provinciale di Firenze. Su di lui: [Raccolta dei discorsi pronunziati sulla tomba di Guglielmo de' Pazzi], Prato 1880.
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