salta la barra Comune di Montemurlo  Archivio Storico del Comune di Montemurlo  Introduzione

INTRODUZIONE - L'archivio storico di Montemurlo

Fintanto che la comunità di Montemurlo[1] non ha ricevuto un pieno riconoscimento della sua autonomia istituzionale, le sorti del suo archivio si sono sempre svolte fuori del suo territorio. Poiché, com'è noto, l'archivio delle comunità era strettamente legato alla figura del cancelliere[2], la sede effettiva dell'ufficio di cancelleria diveniva quasi sempre anche la sede degli archivi delle comunità di sua competenza. Mentre le comunità più importanti sono state fin dall'origine sedi di cancellerie, ed altre lo sono diventate in periodi successivi, Montemurlo ha potuto recuperare le carte prodotte dalle strutture amministrative che si erano avvicendate dal XVI al XIX secolo soltanto al momento in cui fu istituito il comune postunitario. Nel periodo di tempo documentato dal suo archivio, e cioè dagli anni del principato mediceo fino al 1774, infatti, la comunità di Montemurlo godette di un'autonomia amministrativa ma si trovò a dipendere per il disbrigo delle pratiche dagli uffici della cancelleria di Fiesole[3]; in seguito alla riforma generale delle comunità del contado ordinata da Pietro Leopoldo di Lorena nel 1774 essa venne aggregata anche sul piano amministrativo alla comunità di Campi[4]; sotto il governo francese Montemurlo verrà ricostituito di nuovo e — questa volta in maniera definitiva — comunità[5], anche se i suoi uffici dipenderanno fino al momento dell'istituzione del comune postunitario nel 1865 prima dall'aiuto residente della cancelleria di Fiesole a Campi (1814-1838) poi dalla cancelleria di Prato (1839-1865)[6].

Il più antico inventario delle carte della comunità di Montemurlo crediamo risalga al 1734. A quel tempo esse erano conservate negli uffici della cancelleria di Fiesole insieme con gli archivi delle altre comunità dipendenti di Sesto e di Campi[7].

Non sappiamo se l'annessione dei popoli del Comune alla comunità di Campi avvenuta quarant'anni più tardi o i provvedimenti amministrativi del governo francese in Toscana abbiano provocato anche il trasferimento dell'archivio di Montemurlo. E' invece certo che in conseguenza della ricostituzione delle cancellerie comunitative e dell'istituzione — sulla base dell'editto del 12 settembre 1814 — di un'"aiuto-residenza" anche per la cancelleria di Fiesole, l'archivio della comunità di Montemurlo sia stato trasportato presso l'aiuto cancelliere di Campi e affidato ad un custode[8].

Da un inventario della cancelleria di Campi formato l'anno 1838 si desume un'organizzazione interna del materiale documentario sufficientemente definita e articolata[9].

Tuttavia la dislocazione oltremodo periferica delle strutture amministrative e sociali della Comunità prima a Fiesole e poi a Campi comportava gravi difficoltà per la popolazione di Montemurlo. Già nel 1787 — tre anni dopo la riforma leopoldina delle comunità — il sacerdote Giuseppe Bracci, con altri "possidenti" ed abitanti di quel luogo, avevano inviato una "supplica" al Granduca per "separarsi dalla comunità di Campi" e "formare una comunità andante, anzi a parte, da aggregarsi alla cancelleria di Prato, supponendo che un tal progetto" fosse "vantaggioso agli individui del comune indicato"[10].

Alla richiesta di ricostituzione della comunità di Montemurlo e del suo passaggio alle dipendenze della cancelleria pratese, il Magistrato comunitativo di Campi non sollevava obiezioni di principio, rimettendosi "alle sovrane determinazioni, purché la comunità [di Campi] nel caso di separazione, non risenta veruna spesa". Parere negativo alle richieste dei montemurlesi dette, al contrario, il cancelliere di Fiesole. Osservava prima di tutto che quel comune "è abitato generalmente da coloni e pastori, poiché i maggiori possidenti, e di massa e di numero, abitano in Firenze; e per conseguenza a questi è di più comoda la cancelleria di Fiesole per fare i riscontri, e tutto ciò che può avere rapporto al loro interesse". Esponeva poi al Granduca i motivi di natura economica e di privilegio di ceto che inducevano a respingere ogni richiesta di autonomia: "Essendo per tanto il comune di Monte Murlo un corpo troppo piccolo non crede conveniente la richiesta separazione dalla comunità di Campi perché diverrebbero forti le contribuzioni per i possidenti per supplire alle spese delle provvisioni per i risedenti del Magistrato e del Consiglio generale, provveditore di strade, camarlingo, ecc."[11].

Il rescritto granducale del 18 aprile 1787, nel confermare il regolamento comunitativo vigente, dava un esito sfavorevole alla "supplica" degli abitanti di Montemurlo[12].

Le loro aspirazioni autonomistiche trovarono per la prima volta accoglimento durante l'occupazione francese della Toscana. Le disposizioni generali impartite dalla Giunta di Toscana ai prefetti prevedevano, infatti, che la suddivisione territoriale delle comunità avvenisse in base ad un numero minimo di popolazione (2.500 abitanti) oppure ad una sufficiente estensione territoriale (raggio di otto kilometri)[13].

L'autonomia della comunità di Montemurlo venne in seguito confermata dalle disposizioni del governo toscano restaurato nel 1814. Restava comunque il problema della dipendenza dal cancelliere di Campi. Nel rispondere ai quesiti della Camera delle comunità circa le sue competenze territoriali, la stessa cancelleria di Fiesole non mancava di notare che "per le sue circostanze locali e per la distanza" la comunità di Montemurlo sarebbe stata "più comoda alla cancelleria di Prato ove sono soltanto cinque miglia"[14].

Questa modificazione dei confini di circoscrizione delle due cancellerie comunitative tenendo conto della posizione geografica della comunità montemurlese e delle reali esigenze socioeconomiche dei suoi abitanti, avvenne solo quindici anni più tardi, con motuproprio del 5 dicembre 1838. Pochi giorni dopo il passaggio della comunità di Montemurlo sotto la cancelleria di Prato, il provveditore della Camera di sovrintendenza comunitativa raccomandava al cancelliere di Fiesole di prendere le misure opportune affinchè entro l'inizio del 1839 fosse effettuato "senza ostacolo il trasporto dall'una all'altra cancelleria delle carte ed oggetti indispensabili, onde non resti menomamente interrotto l'andamento del servizio"[15].

Sulla permanenza e sull'ordinamento che l'archivio di Montemurlo ricevette nella cancelleria di Prato veniamo a conoscere molti particolari da un inventario compilato nel 1853 dal cancelliere Lorenzo Fantini[16].

L'"Archivio amministrativo" della comunità Di Montemurlo era tenuto distinto da quelli dell' "Estimo e Catasto", dei "Luoghi Pii" e degli "Atti civili e criminali". Era collocato nella quinta stanza della cancelleria insieme con gli archivi amministrativi di Carmignano e Cantagallo e con una porzione terminale di "civili" del Tribunale di Carmignano e di Prato. La sua articolazione interna può essere così schematizzata nella seguente tabella.

Tab.1 - Tipologia e consistenza dell'archivio della comunità di Montemurlo al 1853
Categoria Denominazione N. unità
I Dazzaioli della tassa prediale 16
II Reparti di tassa di famiglia 2
III Dazzaioli della tassa di famiglia 16
IV Dazzaioli del le rendite comumtative 1
V Registri dei mandati e repertori delle assegnazioni 13
VI Stato civile 2
VII Arruolamento militare 7
VIII Protocolli di deliberazioni 14
IX Atti magistrali e carteggio 4
X Saldi e bilanci di previzione 4
XI Strade e accolli delle medesime 6
XII Filze dei gonfalonieri 6
XIII Libri diversi 5
Totale   65

Si tratta del primo elenco particolareggiato delle unità dell'archivio relative al periodo che va dal 1809 al 1853. La mancanza di un ordine coerente nella disposizione delle serie documentarie rivela tuttavia l'esclusiva preoccupazione di carattere patrimoniale e amministrativo che aveva guidato l'ufficio di cancelleria nella compilazione dell'inventario. Per trovare applicata una metodologia archivistica più corretta che si proponesse un ordinamento sufficientemente sistematico delle carte, occorrerà attendere un quindicennio.

Con l'istituzione e la relativa regolamentazione degli organi comunali in seguito alla legge 8 giugno 1865, l'archivio della comunità di Montemurlo fu per la prima volta collocato nella sua sede naturale dopo una lunga peregrinazione durata oltre quattrocento anni. La prima operazione che sembrò necessaria in conseguenza di tale evento fu la compilazione di un "Inventario dei libri, documenti etc. esistenti nell'archivio comunale" datato 1868, ma costantemente aggiornato fino al 1906 [17].

Ogni unità venne disposta, con un numero d'ordine progressivo, all'interno di una "categoria"; diverse categorie furono riunite sotto un certo numero di "sezioni". Può risultare interessante offrire lo schema generale delle "categorie" previste da questo tentativo d'ordinamento e il loro raggruppamento in "sezioni":

Tab.2 - Tipologia e consistenza dell'archivio della comunità di Montemurlo al 1865
Categoria Denominazione N. unità
I
Patrimonio comunale
1. Capitali a frutto -
2. Rendite sul debito pubblico e sulla Cassa dei Depositi e Prestiti -
3. Contratti 2
II
Amministrazione municipale
1. Protocolli delle deliberazioni del Consiglio, del Magistrato e Collegio dei Priori, della Giunta 21
2. Atti magistrali, consiliari e corrispondenza ufficiale 13
3. Bilanci preventivi e consuntivi e loro allegati 28
4. Registri dei mandati 29
5. Lavori pubblici e manutenzione delle vie comunali 8
6. Elezioni amministrative 1
7. Regolamenti speciali diversi 2
III
Stato civile e statistica
1. Registro di popolazione 4
2. Registri degli atti di nascita 5
3. Registri degli atti di morte 5
4. (Registri dei) matrimoni 8
5. (Registri di) cittadinanza 3
IV
Luoghi Pii
1. Partiti della Compagnia dell'Assunta 3
V
Arruolamento militare
1. Leva militare 16
2. Guardia [civica] e Guardia Nazionale 10
VI
Tasse e rendite particolari
1. Tasse dirette 52
2. Tasse indirette 57
3. Rendire particolari 1
VII
Servizi diversi
1. Elezioni politiche 1
2. Giurati 1
3. Miscelanee 15
VIII
Leggi e decreti
1. Leggi e decreti del Governo 1
Totale     285

La struttura complessiva dell'ordinamento era dunque costituita da 25 "categorie" funzionanti alla stregua delle attuali serie archivistiche, raggruppate in 8 "sezioni" o complessi documentari omogenei[18].

Si noterà il grado sufficientemente elaborato di metodologia archivistica che aveva presieduto all'individuazione delle serie e, soprattutto, la sostanziale coerenza del disegno ordinativo. Risulta innanzi tutto abbandonato il tradizionale criterio — puramente estrinseco — di classificare le unità d'archivio secondo la tipologia formale (protocolli, dazzaioli, reparti ecc.). È stato inoltre operato un significativo sforzo di raggruppamento delle molteplici serie entro i principali settori dell'attività dell'ente che ha prodotto la documentazione. Ciò nonostante in questo impianto archivistico rimaneva un difetto fondamentale. Non si era distinto affatto le carte del periodo preunitario — espressione delle magistrature granducali toscane — da quelle del periodo postunitario — emanazione uniforme dei nuovi organi locali dello Stato italiano. Il nesso di continuità tra le due parti dell'archivio (tra l'altro manifestato dalla numerazione progressiva delle unità) avrebbe necessariamente generato gravi equivoci e creato seri problemi per l'archiviazione delle unità via via prodotte sotto il nuovo Stato unitario. Forse per questa ragione o, più semplicemente, per le inadempienze di qualcuno, l'ordinamento sopra descritto non venne adottato per gli anni successivi e non ha pertanto lasciato tracce persistenti. Sullo stato di conservazione delle carte preunitarie informa anche la risposta che il sindaco inviava nel 1898 ad una circolare prefettizia del 23 novembre 1897. "In quest'archivio comunale esistono soltanto pochi atti, inclusi in apposite buste... Poiché queste buste sono ben conservate e custodite e sono collocate in separata parte degli scaffali, ritengo — scriveva il sindaco — che non occorra disporre per una diversa collocazione delle medesime". Il tono rassicurante della lettera nascondeva problemi ben più complessi e una realtà di fatto assai peggiore [19].

Circa un decennio prima, nel 1889, il Consiglio aveva ritenuto necessario istituire un'apposita commissione di tre mèmbri per provvedere "il più presto possibile" a riguardo dell'archivio comunale "ridotto in tale condizione che mal risponde alla sua importanza", sia perché gli atti risultavano accatastati sulle scaffalature, sia perché i locali di deposito — adibiti per l'ufficio di stato civile — erano costantemente alla portata del pubblico [20].

Nulla sappiamo circa i lavori di questa commissione. Poiché nella deliberazione si facevano presenti le impellenti necessità di nuovi locali per gli uffici del comune, siamo indotti a credere che la scelta dell'amministrazione fosse di attendere ancora avanti di procedere al riordinamento delle carte. Subito dopo il primo conflitto mondiale, la situazione dell'archivio era giudicata sempre grave dal direttore dell'Archivio di Stato di Firenze Demetrio Marzi che, sulla base di un sopralluogo, nell'ottobre 1919, scriveva al sindaco queste perentorie parole: "L'Archivio di codesto Comune, sebbene contenga documenti risalenti al sec. XIV, è in condizioni orribili non solo di ordinamento, ma pure di sicurezza" [21].

Il sindaco aveva d'altronde dalla sua parte un motivo di efficace discolpa: la guerra e le sue traversie. Quindi se "l'archivio era ordinatissimo prima della guerra", una ristrutturazione degli uffici comunali aveva causato la rimozione delle carte e il loro smembramento in diversi locali. Anche se essi erano "di necessità" ingombri "di carte ed oggetti vari", la ricerca dei documenti - a detta del sindaco - era "facile" e "sicura la loro conservazione". Anche stalvolta, comunque, non mancava una rassicurazione che testimoniava una qualche volontà di offrire un adeguato ricettacolo all'archivio: "Nel prossimo anno la sede comunale dovrà essere trasferita in altro fabbricato, e sarà allora il momento favorevole per riportare l'archivio al suo primitivo ordinamento".[22] Non sappiamo se ciò avvenne; è certo che la situazione non cambio molto, anche dopo le pressanti sollecitazioni della Prefettura di Firenze negli anni trenta tendenti ad indurre scarti degli atti d'archivio il più possibile estesi e indiscriminati al fine d offrire il ricavato alla Croce Rossa. Per fortuna, come ci assicura una responsiva del podestà del 1933, "la carta consegnata alla Croce Rossa era tutta proveniente dal cestino, poiché l'archivio è lasciato ancora intatto, dovendo essere definitivamente assestato nei nuovi locali"[23].

Anche se si era evitato di mandare al macero una porzione d archivio, si rimaneva nondimeno ancora lontani dal comprendere l'importanza della conservazione delle carte.[24] Pur non disponendo di notizie sulle sorti dell'archivio nel periodo posteriore alla seconda guerra mondiale, siamo in grado di affermare con una certa probabilità che le dispersioni e i danneggiamenti più gravi sono avvenuti negli ultimi decenni. In seguito a cause imprecisate sono andate perdute diverse serie di registri del periodo postunitario; ciò che ha modificato assai la fisionomia originaria dell attuale sezione storica dell'archivio. Se le serie dei protocolli delle deliberazioni del Consiglio e detta Giunta hanno sofferto solo alcune lacune, ben più estesi vuoti sono da lamentare fra i protocolli della corrispondenza. Di non minore rilievo sono, tuttavia, le lacune riscontrabili nelle altre serie. I registri delle imposte e tasse comunali cominciano solo dal 1913, mentre delle buste dei mandati di entrata e uscita non è rimasta traccia prima del 1925. Anche quando non ci troviamo di fronte a carenze strutturali di documentazione, dobbiamo comunque registrare notevoli incompletezze. Le serie dei registri dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi, allo stesso modo di quelle dei repertori delle assegnazioni e dei mandati, sono così frequentemente interrotte da vuoti e da lacune al punto da rendere talvolta ardua e complessa la verifica di tipo amministrativo o storico dell'attività dell'ente nelle sue molteplici espressioni. Del resto, solo in pochissimi casi è possibile sanare tali lacune con documentazione integrativa conservata presso l'ente. Le dispersioni degli atti dei censimenti relativi al periodo 1871-1901, ad esempio, possono venire parzialmente reintegrate dalla sottoserie delle schede individuali del registro della popolazione (1871-1953). Nel complesso, dunque, le serie della parte postunitaria rimaste sostanzialmente integre si riducono a tre nuclei principali di documentazione: carteggi ed atti diversi per categorie, affari militari e atti dello stato civile.

Anche in conseguenza delle gravi perdite sopra descritte, la necessità di un ordinamento complessivo delle carte comunali si faceva più pressante e indilazionabile, specialmente dopo che l'amministrazione disponeva di una nuova sede e dei locali necessari per l'istituzione della sezione storica d'archivio. Nell'inventario della parte preunitaria — diviso in quattro sezioni — si è inteso evidenziare lo stretto legame fra archivi e realtà storica locale, al fine di "riconfigurare attraverso i loro archivi le istituzioni esistite nel territorio"[25].

Nella prima sezione hanno trovato collocazione le carte del Comune e della Comunità dal 1387 al 1796 comprendenti i seguenti complessi documentari: statuti, deliberazioni e partiti, tassa del macinato, imposizione del decimino e del testatico, saldi. Da notare che alcune unità un tempo comprese in queste serie sono rimaste presso l'archivio della cancelleria di Fiesole[26].

Le carte poi del periodo 1775-1808 essendo state mescolate a quelle della comunità di Campi, non risultano conservate in sede ma presso quell'archivio comunale[27].

Nella seconda sezione si e ritenuto opportuno riunire i pochi atti rimasti della Marie di Montemurlo (1809-1814). La terza sezione comprende il complesso documentario più cospicuo, relativo alla ripristinata Comunità dal 1814 fino ai primi anni dell'unità italiana. Parte del materiale di questo periodo si trova conservata presso l'archivio comunale di Campi Bisenzio[28] e nella Sezione dell'Archivio di Stato di Prato[29].

Nell IV sezione dell'archivio preunitario abbiamo infine raggruppato alcune unità documentarie prodotte da altri enti o da fondazioni pie amministrate dalla Comunità. Si tratta di materiale concernente la Compagnia di S. Maria Assunta a Montemurlo (sec. XVI-XVIII) e l'Opera pia Francesco Dupouy (sec. XIX-XX)[30].

L'ordinamento attuale della parte postunitaria non ha presentato problemi di particolare complessità[31].

Sono state enucleate diciannove serie documentarie, tutte aperte alla prosecuzione ed ampliamento futuro della sezione storica dell'archivio. Il metodo seguito nell'inventariazione della serie "carteggio ed atti" merita di essere tratteggiato in maniera più dettagliata. Poiché solo a partire dal 1905 si è iniziata in modo sistematico la classificazione del carteggio secondo le disposizioni ministeriali del 1897[32], l'ordinamento attuale prevede lo sdoppiamento della serie in due fasi successive, corrispondenti ad altrettante metodologie d'archiviazione. Per il primo periodo che va dal 1865 al 1904 sono stati operati artificialmente alcuni raggruppamenti per materie in modo da raccogliere la corrispondenza secondo una sequenza il più possibile parallela (quanto ai contenuti) alla suddivisione in categorie, propria della fase o periodo successivo al 1904. Per quanto riguarda, invece, la porzione di carteggio divisa per categorie ministeriali, occorre ricordare che, in conseguenza della prassi adottata nell'archiviazione, si sono dovute costituire quindici sottoserie aperte. Invece che ricondurre cronologicamente la corrispondenza divisa per categorie all'interno dell'annualità di produzione, fin dall'origine si è privilegiato il criterio sistematico di raggruppare diverse annualità all'interno di una medesima categoria. Poiché questo metodo è stato applicato costantemente fino agli anni recentissimi, si è preferito lasciare le sottoserie aperte fino al momento in cui, grazie all'accrescimento della sezione storica, esse saranno definitivamente chiuse per essere sostituite da un'unica serie di carteggio generale strutturato in base al criterio dell'annualità. Nell'inventariazione delle altre serie diverse dal "carteggio", in alcuni casi, al fine di evitare un eccessivo moltiplicarsi di serie aperte (con i conseguenti problemi pratici di collocazione del materiale), si è creduto opportuno ricondurre alcuni tipi di registri entro un'unica serie. Sono stati disposti in modo parallelo e complementare nella serie VI i bilanci preventivi, i conti consuntivi ed i verbali di chiusura dell'esercizio finanziario; nella serie VII i repertori delle assegnazioni ed i registri dei mandati; nella serie X i ruoli matricolari e quelli dei soccorsi militari. Nella sene XIX, infine, hanno trovato collocazione in ordine cronologico registri singoli non riconducibili ad alcuna delle serie precedenti o comunque appartenenti a sottoserie chiuse. Si riferiscono a quest'ultimo caso i registri scolastici del periodo 1906- 1922 che non hanno trovato la loro naturale prosecuzione presso il Comune ma, com'è noto, presso le scuole o i provveditorati agli studi competenti. Notiamo poi che l'ultima sottoserie dei registri diversi rimane aperta per accogliere i repertori degli atti stipulati dal segretario comunale dopo il 1959.

 

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